licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

lunedì, gennaio 28, 2008

anatomia di Grey's anatomy (al tempo della terza stagione)

Vedendo la terza stagione di Grey's anatomy in dvd, ciò che maggiormente lascia perplessi è che i plot si scollano, si sfaldano, partono per la tangente (nella scrittura degli sceneggiatori) per poi afflosciarsi (sullo schermo). Gli autori non sanno più cosa inventarsi, e si vede, sul fronte delle storie. Il chirurgo che ha avuto la mano ferita da un colpo di pistola deve operare il padre di uno specializzando di quello stesso ospedale che poi è pure in un certo senso il discepolo di quello stesso chirurgo e un suo caro amico epperò lo specializzando ha saputo per vie traverse che al famoso chirurgo (nonché suo mentore) dopo l'incidente tremano le mani (e così quando deve fare una satura difficile o qualcosa del genere si fa aiutare dalla sua specializzanda nonché fidanzata che ora in sala operatoria fa coppia fissa con lui) (ovviamente questa cosa è segretissima e non si deve venire a sapere) (però lo specializzando l'ha scoperta e ora suo padre deve andare sotto i ferri) (e allora fa venire al Seattle Grace una dottoressa che è la grande rivale del chirurgo al quale tremano le mani per far sì che sia lei a operare il padre) (e poi) seeeeee vabbè.
 
Insomma, siamo agli sgoccioli (epperò c'è già una quarta serie: vedremo cosa s'inventeranno lì). Di solito nei serial tv americani il segno che il serial è agli sgoccioli è che la gente che non dovrebbe mai andare a letto insieme, finisce per farlo. Nei serial "corali" (tipo ER) tutti cominciano ad andare a letto con tutti, o giù di lì. Nei serial dove c'è una tensione sessuale che scorre sottotraccia ad ogni puntata tra i due personaggi principali (uomo e donna: Mulder e Scully, oppure Maddie e David, quelli di Moonlighting) finisce che i due personaggi principali vanno a letto assieme (d'accordo, Mulder e Scully si baciavano e basta: però X-Files era un serial puritanissimo, ne converrete). Il sesso in questi serial annuncia l'inizio della fine. Ciò che però in Grey's anatomy non poteva essere, perché in Grey's anatomy il troiaio scatta dall'inizio: cioè è fin dall'inizio del serial che i vari personaggi inciuciano parecchio gli uni con gli altri (anzi, tutto gira attorno a quello. Così non poteva essere l'inciucio il segnale che gli sceneggiatori erano stanchi morti e dovendo far andare avanti la stagione non sapevano trovar di meglio che far inciuciare i personaggi. I personaggi, bontà loro, stavano inciuciando da un pezzo. E allora il segnale che gli autori sono belli fusi è che le storie partono per la tangente: decollano, si librano negli spazi siderali (per come sono scritte) ma poi s'afflosciano (per come le vedi in tv). Non c'è niente come uno sceneggiatore senza idee per tirar fuori le idee più squinternate.
 
Epperò.
 
Quello che veramente val la pena di vedere della terza serie di Grey's anatomy è che i caratteri dei personaggi, nel mezzo di questo oceano di assurdità (ho assistito a una puntata in cui due gemelli siamesi si presentano al Seattle Grace per essere divisi, e c'è pure un subplot che riguarda la vita amorosa-sessuale di 'sti due tipi che vivono attaccati...); nel mezzo di questo oceano di assurdità, dicevo, i personaggi fissi della serie acquistano credibilità e spessore. George, l'orsacchiottone malinconico, il "buono" della serie, si comporta da pezzo di merda con la sua ragazza e tira fuori il peggio di sé. Mark Sloan, il dottor Bollore, mostra il suo lato insicuro e problematico che sfocia nella stronzaggine e tratta gli specializzandi come pezze da piedi. Addison, oltre ad esser sempre più bellerrima rivaleggiando con la Catherine Deneuve de La mia droga si chiama Julie, introietta il trauma del divorzio e ci stramazza dentro. Izzie crolla, poi si riprende, poi crolla, poi si riprende. La Bailey s'incazza perché di tenere sotto controllo un plotone di dottorini infoiati e insubordinati non ne può più (e ci ha anche ragione). Il gran capo si mette a urlare come un pazzo perché vuole andare in pensione e rivuole sua moglie. Eccetera eccetera. Insomma: è come se il collasso delle storie, il loro navigare verso il delirio, generasse catarsi, e aiutasse i personaggi a farsi tridimensionali: a diventare protagonisti dei propri drammi soggettivi. L'unica che resta bidimensionale è Meredith, ma c'è un perché: Meredith non può che essere quello che è, sempre uguale a se stessa, perché è così che gli spettatori la vogliono. Perdente, immatura, che fa sempre le scelte sbagliate. Ché il destino di Meredith Grey fu segnato quando in gran parte, i membri del focus group che valutò il pilot e la prima stagione di Grey's anatomy dissero che trovavano Meredith odiosa e che ad ogni episodio (dal pilot in poi, tutti!) avevano sperato che le succedesse qualche disgrazia. Shonda Rhimes (l'ideatrice della serie) ci rimase male, perché riteneva che Meredith fosse il personaggio che rispecchiava meglio la sua stessa personalità: poi però, visto che business is business, si adattò all'idea, e fece inventare ai suoi sceneggiatori un sacco di disgrazie tagliate su misura per Meredith. E gli sceneggiatori e i dialoghisti furono bravissimi a tirar fuori dal proverbiale cilindro una modalità di narrazione per cui un certo tipo di donna trenta-trentacinquenne si immedesimava in Meredith e rivedeva le proprie sfighe nelle sue; e, d'altra parte, coloro che invece detestavano la protagonista potevano compiacersi del fatto ch'ella si trovasse costantemente inguaiata. E dunque: Meredith bisogna tenersela così com'è.

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