licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

martedì, gennaio 29, 2008

and nothing happens

Mi trovo a pagina 82 de Lo spazio bianco, primo romanzo di Valeria Parrella. La lettura si è rivelata, finora, molto scorrevole. Il libro è scritto bene: anzi, molto bene (dal punto di vista della lingua italiana). Le frasi sono della lunghezza giusta, né troppo estese né troppo brevi. Non sono presenti intrichi fitti di coordinate e subordinate, periodi di mezza pagina, devastanti assenze di punteggiatura, lunghe descrizioni. Tutto è lindo e pinto, ordinato, rassicurante.

Il problema è che non succede nulla. C'è una madre, che ha avuto una figlia prematura. Questa figlia si trova in una incubatrice, in terapia intensiva. Il lettore viene informato della cosa a pagina 9. A pagina 82, finalmente, la figlia esce dall'incubatrice e a madre può prenderla in braccio. Tra pagina 9 e pagina 82, ciò che succede è: niente.

O meglio: la madre, che è pure l'io narrante (si chiama Maria, la storia è scritta in prima persona); la madre, dicevo, fa le seguenti cose: parla con medici e infermieri. Litiga con medici e infermieri. Piange. Guarda il Vesuvio dalla finestra (davvero, eh). Fuma molte sigarette. Parla con la psicologa del plesso ospedaliero. La psicologa suggerisce che lei e la figlia facciano musicoterapia. Dopo alcune esitazioni e proteste, la fanno. Basta.

Ogni tanto ci sono dei flashback, ove Maria (che, per inciso, è un nome tremendo per il personaggio di un romanzo: o, almeno, per la protagonista); Maria, dicevo, rievoca episodi del suo passato. In realtà dire che "rievoca episodi" non è proprio corretto, perché nel romanzo la componente aneddotica è prossima a zero. Sarebbe meglio dire: rievoca delle istantanee del suo passato. In questi brevi squarci, non succede niente.

In effetti, finora si può dire senza timor di sbagliarsi che il titolo, Lo spazio bianco, è fedele ai contenuti del romanzo.

C'è anche un altro problema, poi, a parte il fatto che non succede niente. Ed è il terrificante, urticante, smisurato accumulo di metafore e immagini presunte suggestive: Maria legge un libro e "c'era una buca a ogni parola scritta bene", Maria si guarda intorno nella sala d'aspetto dell'ospedale e vede "un'umanità senza testa", Maria prende e si chiude in biblioteca "come un'investigatrice". Maria, quando prova un dolore, lo prova "rotondo e forte". Maria dice che lei non è una madre, è "un buco vuoto". Maria, della storia col padre di sua figlia, dice: "Tutto quello che avevamo costruito insieme, era stato uno specchio che rifletteva le nostre solitudini". Che, oltre ad essere una frase bruttissima, è una pessima metafora perché può significare tutto o niente.  Comunque, meno male che Maria a pag. 12 ci informa che ha "dimestichezza con le allegorie", perché da soli mica ce ne saremmo accorti.

also sprach licenziamentodelpoeta 08:43 | permalink | commenti (16)