licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

mercoledì, febbraio 13, 2008

facciamo tutti incularella di più assieme

No, ci tengo a precisarlo, non vi sto esortando alla sodomia, né vi sto invitando a un'orgia. Intendiamoci: non ho nulla contro le orge e, quanto alla sodomia, non la disapprovo minimamente: anzi. Ma al momento non desidero sollecitarvi né all'una né all'altra attività: sia per i problemi squisitamente logistici che ciò comporterebbe (distanza, organizzazione, etc.); sia perché, a differenza di qualcun altro, ritengo che siate voi stessi le persone più autorevoli riguardo a ciò che vi piace fare o non fare in camera da letto (o in qualsiasi altro posto sia da voi adibito ad alcova). Tuttavia, come narratore e come persona intelligente, non ho potuto fare a meno di provare cospicua irritazione di fronte a quanto espresso da don Nicolò Anselmi, responsabile della pastorale giovanile della Cei, a proposito della scena di sesso in Caos calmo (il film).

[da "Trovacinema"] in una lettera ai ragazzi che andranno alla Giornata mondiale della gioventù di Sydney, avanza la proposta che professionisti seri come Moretti e la Ferrari rifiutino in futuro di prestarsi a “girare scene erotiche volgari e distruttive”. “Da un bravo regista e coraggioso idealista come Moretti e da un volto sensibile e delicato come la Ferrari - scrive don Anselmi - mi sarei aspettato una scena romantica, soffusa, tenera, magari un momento d’amore aperto alla vita, ad un figlio”.

Premetto che non ho letto il libro di Veronesi, non ho visto il film di Grimaldi, e - a dir la verità - non ho intenzione di svolgere, in futuro, nessuna delle due attività. Una cosa, però, mi ha colpito: il fatto che l'indignazione di Anselmi appaia connessa al fatto che la scena è, né più né meno, una sequenza ove Nanni Moretti lo mette nel culo a Isabella Ferrari piuttosto brutalmente. E sia chiaro che la mia solidarietà con la produzione di Caos calmo non riguarda neanche la mia empatia verso il personaggio interpretato da Nanni Moretti (per cui comprendo benissimo che, trovandosi in intimità con una che ha una faccia antipatica come quella di Isabella Ferrari, possa venire spontaneo a chiunque di metterglielo brutalmente al culo). No, la faccenda è più seria: e la mia indignazione sorge in qualità di narratore, non di essere umano che empatizza con questo e con quello. Vedete, io non sono un narratore molto prolifico. Ho pubblicato un romanzo e un po' di racconti sparsi. Però in questa manciata di opere ricordo distintamente che, sia nel romanzo che in (almeno) uno dei racconti, c'è qualcuno che lo prende in culo. Sto lavorando anche ad altri due romanzi, e in almeno uno dei due c'è qualcuno che lo prende in culo (anzi, c'è proprio una storia d'amore tra omosessuali). Quindi mi sento un po' toccato da un punto di vista personale. Inoltre - e perdonate il francesismo - mi sono rotto il cazzo di questi prelati i quali pretendono che chi racconti storie adegui la propria narrazione alla loro pseudoetica pelosa. Non se ne può più, veramente. Pensavo che questa puttanata fosse finita dai tempi di Ultimo tango, ma ora che la vedo rispuntare - in tempi tutt'altro che rassicuranti - mi dà oltremodo sui nervi. Perciò invito la gente che scrive storie e passa di qua, professionisti e dilettanti (so che ce n'è diversi di entrambe le categorie, che leggono questo blog) a inserire, nell'immediato futuro, una rovente scena di sodomia (il più possibile "volgare e distruttiva", per citare Anselmi) nei loro testi narrativi di prossima pubblicazione. Io, per me, ne ho già piazzata una in Clint Eastwood. Non ho potuto farla molto dettagliata, perché il curatore dell'antologia mi ha imposto un limite di spazio (e nel racconto dovevano starci un sacco di altre robe), però mi è venuta volgare e distruttiva il giusto. Chissà che - dinanzi a un proliferare di violente, brutali scene sodomitiche sulla pagina e sullo schermo -, questi intollerabili pretacci non la smettano di rompere il cazzo, una buona volta. Voi, nel frattempo, state bene.

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