licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

martedì, marzo 18, 2008

ragazzi, imparate l'italiano, e di corsa

Stavo andando a prendere il caffè al solito bar in piazza Esquilino, proprio davanti a Santa Maria Maggiore. M'imbatto nei manifesti elettorali di questo signore, Massimiliano Valeriani, candidato al Comune di Roma per il Pd. Ora, il payoff della campagna elettorale di Valeriani è: "Una città che funziona ti cambia la vita" (potete leggerlo, scritto bene in grande, sul suo sito). Il fatto è che nessuno, pare, ha spiegato a Valeriani che questo payoff, in sé né bello né brutto, va bene per un candidato che viene dall'opposizione, e spera di andare al governo della città. "Una città che funziona ti cambia la vita" è una frase che implica, a livello di sottotesto, il seguente discorso: "Fino ad oggi la città non ha funzionato, se mandi al governo della città noialtri, la città funzionerà. Ciò farà sì che la tua vita cambi (in meglio)". Ma fino ad oggi, al governo della città a Roma, c'è stato il Pd: e, perdipiù, in veste di sindaco la Capitale ha visto in azione proprio Veltroni, colui che il Pd propone come candidato premier. Bravo Valeriani, bravo: ma dì un po', chi sono i dementi dai quali ti fai fare il lavoro di comunicazione? Ti rendi conto che hai affisso per mezza città manifesti ove implicitamente affermi che Veltroni ha mal governato Roma fino ad oggi, e che per avere una città che funziona bisogna metterci gente diversa, in Campidoglio? Altrimenti, come potrebbe la vita dell'elettore "cambiare" rispetto all'amministrazione Veltroni? Ora, sia chiaro che io non sto entrando nel merito: non sto dicendo, non è questo che m'interessa dire ora, non sto parlando del fatto che Veltroni abbia governato bene Roma oppure no. Sto parlando del fatto che, ancora una volta, il centro-sinistra si dimostra deficitario nella capacità di comunicare con l'elettore. Sto parlando, ora, del fatto che le persone che fanno il lavoro di comunicazione per Valeriani non sanno fare un manifesto elettorale, non sanno cos'è un sottotesto, ignorano il fatto che certi messaggi portano appresso significati che si trasformano in autogoal. La campagna elettorale del Pd, esattamente come è accaduto al governo dell'Unione, è segnata da fesserie siffatte, fesserie che nessun serio professionista della comunicazione dovrebbe mai concepire, e men che mai affiggere ai muri o dire in tv. Non si manda un ministro a proclamare in televisione che è bello pagare le tasse, sembra una presa per il culo a quelli che le pagano per davvero, e un incoraggiamento agli evasori cronici, i quali penseranno: "Bisogna proprio esser coglioni per dar retta alle scemenze di un gonzo del genere: ergo, facciamo bene noi a non pagarle, le tasse, che coglioni non siamo". Non si affigge ovunque un manifesto come questo quello con su scritto "Non pensate a quale partito. Pensate a quale Paese", perché poi ti torna in faccia una cosa del genere, e ben ti sta. Se fai queste cose, vuol dire che devi farti vedere da uno bravo, perché stai male. Voi invece, nel frattempo, state bene.

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