licenziamento del poeta
martedì, luglio 12, 2005
Morte della Poetica del Crimine
Oh, gente, sentite che storia. Che io a Gli amici di Eddie Coyle di George V. Higgins ci sono arrivato grazie a una congiura di tipi loschi, che per una settimana abbondante ogni volta che ci s’incontrava tiravan fuori l’argomento: L’hai letto, Gli amici di Eddie Coyle, no? E io: No, non l’ho letto. E loro: Oh, tipo, male hai fatto a non leggerlo, Gli amici di Eddie Coyle. E io allora, che in genere quando mi danno un consiglio trovo il modo di non seguirlo anche se ne va della mia sopravvivenza, rispondevo (in tono un po’ scocciato): Se male ho fatto a non leggerlo, me ne farò una ragione. Oppure, rispondevo: Sì, vabbè, poi lo leggerò. Oppure: Oh, gente, andate a farvi un giro. Oppure, dicevo: L’ho visto in libreria e mi sta sui coglioni la copertina (vero: che di ‘ste copertine di Stile Libero Noir, finora l’unica che m’è piaciuta è stata quella di Shot). Ma comunque. I tipi loschi ghignavano sodo, alle mie risposte. Ghignavano sodo, e bene, e con gusto: come solo gli Autentici Tipi Loschi Di Qualità sanno, e possono, fare. Ghignavano, come se loro fossero stati al corrente di qualcosa che io, tapino, non sapevo: anzi - che io, peggio ancora, non potevo sapere. E a me, sia ben chiaro, non piace per niente che dei tipi loschi facciano la scena di sapere qualcosa che io non so. Che qua, l’unico che deve fare la scena di sapere qualcosa che qualcun altro non sa, quello sono io.
Mi direte: Potevi mentire, tipo: potevi dire che avevi letto Gli amici di Eddie Coyle e invece fottertene e non leggerlo. E allora si vede, scusate gente, che voi non la conoscete la cricca di tipi loschi che, per una settimana e spicci, ogni volta che ci s’incontrava tiravan fuori l’argomento: L’hai letto, Gli amici di Eddie Coyle?
Quella, cari miei, è gente che non scherza. E’ gente che può chiederti, su due piedi: Oh, tipo, ma ti rendi conto che tra pagina 40 e pagina 50 de Gli amici di Eddie Coyle c’è la Migliore Scena Di Rapina Filata Liscia di tutta la storia della letteratura? Ti rendi conto? E quella è gente che, nel caso, è pure capace di mettersi a discutere i dettagli, della scena che c’è tra le pagine 40 e 50, ch’è in effetti (anche a mio avviso) la Migliore Scena Di Rapina Filata Liscia. E’ gente che può arrivare a chiederti, lì su due piedi: Scusa, tipo, ma ti rendi conto che tra le pagine 90 e 101 de Gli amici di Eddie Coyle c’è la Migliore Scena Di Appostamento di tutta la fottuta storia della letteratura? Ti rendi conto, oh, tipo? E, pur nella loro loschezza o loschità o loscaggine, avrebbero ragione a farlo notare, perché tra le pagine 90 e 101 de Gli amici di Eddie Coyle c’è, in fede mia, la Migliore Scena Di Appostamento della storia della letteratura, non so se mi spiego. E tra pagina 3 e pagina 9, la miglior scena di Trattativa Di Armi Procurate Illegalmente, o giù di lì. E tra pagina 10 e pagina 15, la miglior scena di Sbirro Che Incontra Un Informatore: così stanno le cose.
Mi direte voi allora: Oh, tipo, ma cos’è che rende così toste queste scene? Che noi, scusa tipo non per sottilizzare, ma noi ne abbiam lette di scene di Rapine Filate Lisce. E non siamo certo dei novellini noi, in fatto di Scene Di Appostamenti, e anche in fatto di Armi Procurate Illegalmente, sappiamo il fatto nostro. E via su questa traccia. Allora io vi dico, chiaro e tondo, che c'è una faccenda ne Gli amici di Eddie Coyle che ne sancisce appieno la superiorità, di quelle scene.
Vale a dire, la reiterata e sistematica decapitazione, a ogni capitolo, anzi, a ogni pagina, della Poetica del Crimine. Potreste domandarmi, voi: come può, una decapitazione, essere reiterata e sistematica. E io allora rispondo, anticipando la vostra domanda, che una decapitazione non solo può, ma deve, essere reiterata e sistematica, quando si tratta di decapitare un mostro come la Poetica del Crimine, ch’è un mostro con molte teste. Perché oh, c’è poco da dire: i criminali, quelli che violano sistematicamente la legge traendone vantaggio: è gente che piace. Gente tipo Robert De Niro in Heat (uno che piace, anche quando lo accoppano). O Gabriel Byrne ne I Soliti Sospetti (che piace, sì, anche quando lo accoppano). O Theresa Russell ne La vedova nera (che piace e basta, anche se non si fa accoppare). O Catherine Zeta Jones in Traffic (che piace e basta, anche lei). O John Travolta in Pulp Fiction (che piace, anche quando lo accoppano). O Al Pacino in Carlito’s Way (che piace: soprattutto, quando lo accoppano). E’ gente che ha stile, che si sa muovere sulla scena, che sa sgusciare tra i mafiosi nel caos di una metropolitana elimianandoli uno ad uno, che sa assaltare banche federali in pieno giorno, che sa ballare il twist con Uma Thurman. E' gente che, insomma, sa attrarre l’attenzione (del pubblico: quella degli sbirri, si sa, cercano saggiamente di evitarla, anche se spesso non ci riescono). E’ gente, quella, che quando gli capita una scena come quella in cui Catherine Zeta Jones esibisce sotto gli occhi del traficante il pupazzo di cocaina pressata (Traffic), o quella in cui Robert De Niro convince Al Pacino in via definitiva che lui non ci torna, in prigione (Heat), o anche quella in cui John Travolta balla il twist con Uma Thurman (Pulp Fiction), insomma è gente che in certe situazioni dà il meglio di sé. E il pubblico pensa: Che figata, questa. E che fighi, loro. Di più: arriva a pensare, il pubblico, che nell’esistenza di chi sfida la legge, in modo sì reiterato e sistematico, vi sia una qualche segreta (o forse, fin troppo esibita) bellezza, che ne riscatta gli errori e forse anche gl’incerti: in fondo, che ti frega di morire sforacchiato da Bruce Willis, se l’altra sera hai ballato con Uma Thurman, scalza, sulle note di Never Can Tell? O magari sì, ti scoccia comunque di morire sforacchiato da Bruce Willis: ma riconosci che, dopo aver ballato con Uma Thurman scalza sulle note di Never Can Tell, in fondo ci puoi anche stare. E’ una faccenda che ha a che vedere col vecchio adagio del giorno da leone contro i cento da pecora, probabilmente. Una storia vecchia. Al punto che, riproposta da un miliardo di libri e film e telefilm, è diventata luogo comune. Bene. Ne Gli amici di Eddie Coyle non c’è poetica che tenga. Ci sono solo affari. E’ una crime novel, d’accordo, e quindi si parla di affari illegali: però, ribadisco, di affari si tratta. Lo si capisce chiaramente da come il trafficante d’armi Jackie Brown gestisce la vendita di una partita di ferri a Eddie Coyle, nell’incipit del romanzo: “Posso fartele avere [le armi], diciamo, per domani sera. Posso fartene avere, diciamo, una mezza dozzina. E un’altra dozzina entro una settimana, massimo dieci giorni. Mi deve arrivare un tipo con almeno dieci pezzi, ma quattro li avrei già promessi a un tale, e insomma, sai com’è, questo ormai se li aspetta. Ci deve fare non so che cosa”. Al che Eddie Coyle replica: “Non lo so se mi sta bene che la mia roba viene dalla stessa partita di tutti gli altri. Non lo so cosa ci vuol fare, quello, con la sua. Metti che i miei uomini finiscono nei casini perché la partita di merce è la stessa di qualcun altro. Rischio di trovarmi nei casini anch’io”. 176 pagine di romanzo: tutte così. Anche la vita umana (o meglio: la soppressione di vite umane) è trattata, banalmente, come un affare: lo vediamo a pagina 146, quando un rapinatore spiega a un altro che, secondo lui, “se [durante una rapina, i cassieri della banca] non fanno quello che dicono loro”, sono “costretti a sparare”. Ma l’altro rapinatore non è d’accordo: “Se succede appena entri, sono d’accordo con te”, dice. “Ti devi proteggere. Ovvio. Ma se stai uscendo, se hai già preso i soldi, allora no. Se sei già quasi uscito, Cristo santo, insomma, a che ti serve? Cosa ottieni, a sparare quando stai uscendo e loro premono l’allarme? Forse che l’allarme si spegne? […] Ottieni solo di far incazzare tutti quanti e di ritrovarti il mondo alle calcagna”. Insomma, come vedete: affari. Mai il soffio dell'epica criminosa. Mai una sparatoria in grande stile. Mai una fuga spettacolare. Il solo criminale che osa inscenare una sparatoria seria con gli sbirri, tal Goodweather, viene accoppato. Senza neanche la grazia di una sequenza epica tutta sua: della sua morte veniamo a sapere da altri che ne parlano. Un anticlimax mica male. Ed ecco, se c'è un modo interessante di raccontare una crime novel, un modo (ancora) poco sfruttato, è giusto a forza di anticlimax: perché di grandi sparatorie, e inseguimenti, e dialoghi col soffio dell'epica, e donne fatali, ne abbiamo visti/e fin troppi/e. C'è un'inflazione. Gli amici di Eddie Coyle percorre tutta un'altra strada: più che la Poesia del Crimine, ne racconta gli errori, le cazzate. O la routine (la Rapina Andata Liscia, la Trattativa Per Le Armi, l'Appostamento, eccetera). Le cose che delinquenti, e sbirri, fan più o meno tutti i giorni (o, perlomeno, nei giorni lavorativi). In un continuo, totale anticlimax: non a caso George V. Higgins costruisce brillantemente, metodicamente, tra pagina 40 e 50 la tensione di una scena di rapina (con tanto di ostaggi) in cui continuamente ci aspettiamo che qualcosa vada storto: e invece va tutto liscio. E, in seguito, ci fa assistere a una seconda rapina, in cui qualcosa di grosso va storto e ci scappa il morto: che viene, tuttavia, trattato e gestito dai rapinatori come un banale incidente di percorso. Il morto ammazzato vien gestito professionalmente, si potrebbe dire. Per non dire di come vien gestita, tra pagina 153 e 158, la trattativa di un omicidio su commissione: sembra che i due personaggi coinvolti stian trattando una partita di lavatrici, o di televisori. A ogni passo, l'autore costruisce scene su cui fior di crime novelists hanno imbastito il trionfo dell'Epos Criminale: e, di fatto, lo neutralizza. Banalizzando il tutto a mero business: come, magistralmente, Higgins esplicita nel dialogo finale tra il pubblico ministero e l'avvocato Clark. Morte di una poetica (che, comunque, continua a vivere in un miliardo di libri e film belli o brutti: tant'è che questo romanzo è del '72, e la Poetica del Crimine da allora non ha cessato di far proseliti - anzi è viva e vegeta, e lotta insieme a noi: e l'idea di scrivere una crime novel di puro anticlimax continua ad essere poco sfruttata). Resta il fatto che questo romanzo sancisce la morte di uno, o molti, stereotipi. La morte di un luogo comune. E, c'è poco da dire: un libro che ammazza un luogo comune, è - se non un libro grande - certamente un libro forte. Che già non è poco. Ed è un libro che, nel suo andare controcorrente rispetto ai miliardi di libri e film belli o brutti che quella Poetica del Crimine celebrano, s'innalza una spanna sopra di essi: dacché non c'è verso: una scena, e un libro, in cui un luogo comune viene ucciso sarà sempre migliore di una scena, o di un libro, in cui quel luogo comune vien celebrato. Almeno, secondo il mio modesto parere.
Che poi, insomma, che storia. La facevo io, quella scena del ghigno saputo, quando avevo letto Spacciatori di Vern E. Smith, eppoi Trick Baby di Iceberg Slim: e loro, i tipi loschi, non ne sapevano niente né di Spacciatori di Vern E. Smith, né tantomeno di Trick Baby di Iceberg Slim. Che gliela ho data io, a quei bei tipi, la dritta secca di correre il libreria, a suo tempo, e scucire il grano e pigliarsi Spacciatori di Vern E. Smith, eppoi Trick Baby di Iceberg Slim. Ma è gente del cazzo, quella, che dopo aver preso dritte così cazzute e sode è capace di rifarti, a te che gli hai dato le dritte cazzute e sode, la scena del ghigno saputo. Non potevo certo lasciargliela fare, quella scena: non so se mi capite. C’era di mezzo un problema di reputazione. Al che, tanto per dirla schietta, avevo due alternative: leggere Gli amici di Eddie Coyle oppure spaccargli la faccia, ai tipi loschi. Ma poiché i tipi (oltreché loschi) erano molti, ed io uno soltanto (eppoi non ho niente di losco, ahimé), ho preferito leggere Gli amici di Eddie Coyle e tenere basso il coefficiente di rischio. Non so se mi spiego.



