licenziamento del poeta
giovedì, settembre 08, 2005
Le confidenze inutili Milioni di parole vanno sprecate. Ci sono infiniti discorsi che sarebbe il caso di non fare, cose che a non dirle ci si guadagnerebbe in salute, fatuità che si potrebbe serenamente evitar di pronunciare. Tra queste, spiccano per assoluta inutilità pratica nonché per dissennatezza le cosiddette confidenze: vale a dire quelle narrazioni che tra amici (veri o presunti) o amanti o fidanzati o eccetera si fanno di episodi salienti della propria vita (vera o presunta); episodi che abitualmente si usa raccontare per avere un'opinione, un consiglio o una parola di conforto da chi ci ascolta. Questi discorsi, queste narrazioni, le confidenze insomma rientrano in tutte e tre le categorie di cui dicevo all'inizio del post (discorsi che sarebbe il caso di non fare, cose che a non dirle ci si guadagnerebbe in salute, fatuità che si potrebbe evitar di pronunciare). Storie di corna fatte e subite, storie di storie d'amore fallite, storie di abbandoni, storie di incomprensioni, storie di liti familiari, storie tragiche di criceti morti anzitempo (e adesso ogni volta che guardiamo la ruota del criceto dentro la gabbia vuota abbiam la sensazione che si tratti di una metafora del Grande Nulla); storie di quel cane che abbiamo abbandonato sull'autostrada (e adesso ci rimorde la coscienza, da pezzi di merda che siamo); storie di quella tipa grassottella che assai ci teneva venire a letto con noi, anni fa: e che noi le abbiam detto di girare al largo e adesso che è diventata una strafica ci rode il culo; storie di campagne devastate dalla speculazione edilizia (e guarda laggiù lì c'era la casetta dove son cresciuto ora c'è un ipermercato su tredici piani); storie che quando faccio sesso con mia moglie (o mio marito) non mi guarda mai in faccia e mi sembra che mi disprezzi. Storie che tanto sono sempre uguali e che l'interlocutore in ogni caso le ha vissute anche lui tali e quali o comunque le ha già sentite raccontare da qualcun altro. Infine, la cosa più triste delle confidenze, la cosa più sciocca in assoluto è la struttura delle conversazioni che le accolgono, conversazioni che in genere funzionano così: che quando uno si confida con un amico (vero o presunto) allora il vero o presunto amico lo ascolta e poi gli risponde con qualche consiglio improntato a un generico buon senso (del tipo: i criceti muoiono e tu devi pur fartene una ragione; la tipa grassottella voleva scoparti quando era disperata, adesso ch'è una strafica perché dovrebbe sprecarsi con te?; gli speculatori dell'edilizia hanno precise ragioni per costruire ipermercati di tredici piani, se ci tieni al verde trasferisciti in provincia di Bolzano; tua moglie/tuo marito guarda il soffitto mentre ti scopa e/o ti scopa sempre da dietro perché il tuo culo e/o il soffitto è meglio della tua faccia e anche di questo devi fartene una ragione). Dopodiché quello che si è confidato dice all'amico (vero o presunto) qualcosa il cui senso è: Ti ringrazio del tuo consiglio improntato a un generico buon senso ma il tuo consiglio è tutto sommato inutile perché non hai ben compreso questo o quel risvolto della vicenda (che sia una storia d'amore fallita, una storia di abbandono, una storia di incomprensioni, una storia di liti familiari, di criceti morti, di ipermercati e campagne o di kamasutra domestico etc. poco importa). Naturalmente nessuno dice, papale papale, "Ti ringrazio del tuo consiglio improntato a un generico buon senso ma il tuo consiglio è tutto sommato inutile perché non hai ben compreso questo o quel risvolto della vicenda": saltan fuori frasi come "Ma no, vedi, perché allora se è come dici tu non riesco a capire com'è che lei/lui/l'altro ha fatto così e cosà"; oppure "Ma se io faccio in questo modo, vedi, mia madre/mia sorella/la mia amante/il mio criceto/il mio chihuahua/la mia pianta grassa sicuramente si suiciderà/inizierà a drogarsi/passerà alle droghe pesanti/non vorrà più il solito mangime/inizierà ad appassire". Inizia così una tiratera di ulteriori spiegazioni e narrazioni che dovrebbero gettar luce sulla triste vicenda (che sia una storia d'amore fallita, una storia di abbandono, una storia di incomprensioni, una storia di liti familiari, di criceti, di culi e facce e soffitti, di speculazione edilizia etc., è uguale) nonché di correzioni di tiro per cui l'originario consiglio improntato a un generico buon senso viene integrato o rimpiazzato con altri consigli improntati a generico buon senso (del tipo: al negozio in via dei Serpenti vendono dei criceti più longevi, prova ad andarci; forse se ti presenti dalla tipa ex grassottella oggi strafica con una scatola di cioccolatini ti concede una scopata in onore dei vecchi tempi; se non ti piace la provincia di Bolzano c'è sempre quella de L'Aquila in cui gli ipermercati non sono del tutto assenti ma almeno son pochi; proponi a tua moglie/tuo marito uno scambio alla pari: tutte le leccate di fica/tutti i pompini che vuole quando vuole però deve guardarti in faccia quando ti scopa). La conversazione si conclude in genere per sfinimento, senza che ovviamente si sia intravista una soluzione del dramma (che sia una storia d'amore fallita, una storia di abbandono, una storia di incomprensioni, una storia di liti familiari, di guerre totali, di criceti morti, di pompini e leccate di fica) ma con molte narrazioni e ri-narrazioni del dramma stesso e con un buon numero di consigli improntati a generico buon senso. Consigli che ovviamente ben di rado vengono adottati (e in genere comunque è meglio non adottarli, perché se le cose vanno male si finisce col dare la colpa a chi ha dato il consiglio e si rovina l'amicizia); consigli che poi son così triti e ritriti che ci infastidiscono e ci sembrano pregni di insensibilità (ma i consigli son triti e ritriti perché lo sono anche i nostri problemi). E allora, perché ci abbandoniamo al rito delle confidenze, se è un rito così inutile? La risposta è che lo facciamo perché è l'ennesimo sistema di innaffiare le nostre esistenze col sale inglese della catarsi: di sfogare i nostri istinti più bassi in un rituale liberatorio come fanno gli ultrà allo stadio pigliandosi a mazzate coi tifosi di parte avversa. Esseri umani: vai a capire.



