licenziamento del poeta
giovedì, ottobre 06, 2005
lu romanzo criminalo (al cinema! al cinema!) E' un filmetto, gli darei un 6+. Nel tentativo di ricreare le atmosfere e gran parte della trama del libro, Placido mette troppa carne al fuoco: ne vien fuori un western crepuscolare in salsa noir che ha dei momenti felici (tipo il dialogo tra il Nero e il Freddo nel casale, quando il Nero racconta com'è la faccia di uno al quale hai appena sparato) ma pure dei momenti molto molto infelici (i filmati di repertorio e le scene d'azione, e tutto il subplot sui servizi segreti deviati). Parentesi: perché nelle scene d'azione dei film italiani non si deve mai capire un cazzo? Perché 'sti cineasti fanno casino coi piani sequenza, gestiscono male le carrellate, sbagliano tutti i tempi? E perché mai ogni volta che un film italiano affronta un pezzo di storia del Novecento (esempi: la prima guerra mondiale in Un viaggio chiamato amore, la contestazione studentesca ne La meglio gioventù) il regista o lo sceneggiatore devono schiaffarci per forza dentro i filmati di repertorio? Perché? Qual è il valore aggiunto della faccenda? Altra cosa strana è che il romanzo di De Cataldo non è affatto un western crepuscolare ma una gangster story abbastanza cazzuta con alcuni momenti epici di discreto spessore. Nel film invece (specie nella seconda parte) i toni gangster-epici vanno a sfumare in un'atmosfera malinconica e melanconica, da western crepuscolare appunto. C'è molta meno cattiveria che nel libro. Nel libro 'sti malavitosi salvo qualche rara eccezione (Freddo e il Libano) erano dei veri pezzi di merda (anche il commissario di polizia era un gran pezzo di merda, intendiamoci) mentre il film li riabilita, li fa più buoni, c'è un'atmosfera da 'volemose bene' che Rulli e Petraglia (gli sceneggiatori) evidentemente tenevano in frigo dai tempi de La meglio gioventù perché glie n'era avanzata un poco. Poi. Una cosa che nel romanzo andava assai bene era proprio la ricchezza e la sapidità dei subplot: a parte quello sui servizi segreti c'era il subplot sui mafiosi (cfr. l'assai cazzuto personaggio del Maestro) e un altro subplot, quello sulle rivalità interne alla banda, che a un certo punto "esplodeva" e diventava praticamente il plot principale: nel film invece le varie sottotrame sono spesso appena abbozzate al punto che si ha una costante sensazione di vaghezza e incompiutezza, di "vorrei-ma-non-posso-perché-questa-sottotrama-in-due-ore-e-mezzo-di-film-non-c'entra". E allora tanto valeva segarla del tutto, se in due ore e mezzo non c'entrava! Come giustamente è stato fatto nel film Carlito's way tratto dal libro di Edwin Torres. Ebbene nel film Carlito's way rispetto al libro c'è veramente un sacco di roba in meno e fior di sottotrame son state segate via completamente. Non ridotte, ma proprio eliminate. Invece nel film Romanzo criminale c'è un tentativo di includere nel film la maggioranza dei subplot presenti nel libro: tentativo che ovviamente fallisce (i subplot ci sono, ma appena abbozzati e privi di vero spessore). In tutta franchezza prendere un romanzo di sei settecento pagine e volerlo comprimere a forza in due ore e mezzo è una boiata spaziale se non si ha il coraggio di fare un bel po' di pulizia.
NB: il western crepuscolare ha dato troppi capolavori (Pat Garrett e Billy The Kid e L'uomo che uccise Liberty Valance, etc.) per essere un genere che uno come Placido può affrontare con leggerezza. Peraltro, ben di rado si riesce con successo a trapiantarlo (il western crepuscolare) in atmosfere contemporanee: così a freddo mi viene in mente solo il caso di Heat di Michael Mann.
Peccato, perché la recitazione di Kim Rossi Stuart e della Mouglalis è davvero potente.



