licenziamento del poeta
martedì, gennaio 03, 2006
c'è chi crede che la notte vada presa come viene
Che i poliziotteschi anni '70 erano film del tipo de Il cinico, l'infame, il violento oppure Roma a mano armata entrambi girati dal regista Umberto Lenzi con protagonista Maurizio Merli in cui appunto Maurizio Merli veste i panni di un eroe duro e tenace (anzi durissimo e tenacissimo perché nei film poliziotteschi degli anni '70 gli eroi sono sempre durissimi e i criminali spietatissimi e le donne procacissime: insomma regnano i superlativi).
Che nel film Il cinico, l'infame, il violento all'inizio della storia vediamo un ex commissario di polizia che da Roma s'è trasferito a Milano e s'è ridotto a fare il correttore di bozze di romanzi gialli e questo ex commissario si chiama Leonardo Tanzi (un nome che non si capisce se è una presa per i fondelli del nome del regista Umberto Lenzi oppure no; e se lo è, vien da chiedersi: perché mai il regista dovrebbe prendersi per i fondelli da solo attribuendo al protagonista del film un nome che è la scimmiottatura del suo? E' una cosa che proprio non si capisce).
Che poi un cognome come Tanzi per un tutore della legge è davvero un cognome infelice dopo lo scandalo Parmalat ma questo sarebbe un altro discorso.
E allora all'inizio del film Il cinico, l'infame, il violento questo ex commissario lo vediamo al lavoro in tipografia con le bozze di un romanzo giallo tra le mani (anzi non tra le mani bensì poggiate sul tavolo che ha davanti a sé) e malgrado la modestia della sua nuova occupazione quando al termine di una dura giornata di lavoro, passata a correggere bozze di romanzi gialli quasi certamente d'infima qualità, un collega della tipografia offre all'ex commissario Tanzi un passaggio fino a casa, l'ex commissario Tanzi non smentisce la sua tempra di personaggio durissimo e cazzutissimo e sfoderando uno sguardo da tipo assai tosto risponde al collega: “No, grazie. Preferisco fare due passi a piedi. E prendere una boccata d'aria. Anche se in questa città di baùscia, l'aria sa solo di polenta”.
Che, per chi non lo sapesse, baùscia in dialetto milanese significa, se l'accento è sulla u come in questo caso, sbruffone. Se invece l'accento è sulla a (bàuscia) allora la parola si riferisce a una persona esageratamente vanitosa. Comunque nel film Il cinico, l'infame, il violento l'ex commissario Tanzi mette l'accento sulla u. Ma il termine baùscia o bàuscia non è lusinghiero in nessuno dei due casi.
Che nel film Il cinico, l'infame, il violento all'inizio del film capiamo così che l'ex commissario Tanzi (ridottosi a fare il correttore di bozze) oltreché durissimo è anche incredibilmente maleducato: il che dev'essere un espediente di quelli che han scritto la storia del film, così che l'ex commissario Tanzi appaia ai nostri occhi ancor più tosto e cazzuto in virtù della sua maleducazione.
Eppoi i criminali in questi film sono cattivissimi e altamente vendicativi perché (come apprendiamo ancora dal film Il cinico, l'infame, il violento) una volta evasi dal carcere la prima cosa a cui pensano non è a mettersi al sicuro in un posto tranquillo finché gli sbirri dopo un po' di tempo non si mettano l'anima in pace e smettano di indagare sulla loro evasione.
Macché: nel film Il cinico, l'infame, il violento la prima cosa che viene in mente di fare al pericoloso anzi pericolosissimo criminale soprannominato “il Cinese”, in pratica subito dopo essere evaso (roba che il telex che avvisa della sua evasione è arrivato alla Questura di Milano da pochi minuti) è vendicarsi di chi l'ha fatto andare in galera: ovvero, guardacaso, l'ex commissario Tanzi. Che l'inchiostro del telex non si è nemmeno asciugato quando un sicario inviato dal “Cinese” s'introduce nel modesto appartamento di Tanzi e gli spara. Il che vuol dire che l'ordine del “Cinese” di eliminare Tanzi ha addirittura preceduto il telex giunto in Questura. Insomma il “Cinese” doveva aver finito da poco di calarsi dalle finestre del carcere a mezzo della proverbiale corda fatta di lenzuola annodate che subito avrà cercato un telefono pubblico per chiamare il suo sicario e ordinargli di aggredire Tanzi quella sera stessa.
Così nel film Il cinico, l'infame, il violento fin dall'inizio del film capiamo subito che il “Cinese” è incredibilmente vendicativo: il che dev'essere un espediente di quelli che han scritto la storia del film, così che il “Cinese” appaia ai nostri occhi ancor più cattivo in virtù della sua sete di vendetta.
E se ciò non bastasse (sempre nel film Il cinico, l'infame, il violento) Leonardo Tanzi pur ferito nell'aggressione si reca prontamente a Roma per vendicarsi del “Cinese” e appena giunto a Roma lo vediamo togliersi la benda di medicazione che ha attorno alla mano e stringere il pugno con aria truce.
Ma si è detto che nei film poliziotteschi degli anni '70 gli eroi sono sempre e comunque durissimi e i criminali spietatissimi e le donne procacissime (e, è il caso di aggiungere, alquanto disinibite): ma finora di donne non si è parlato. Comunque non occorre andare lontano perché sempre nel film Il cinico, l'infame, il violento, al quale ormai ci siamo anche un poco affezionati, accade che in una discoteca una donna - la quale ha un vestitino rosa a fiori con la scollatura che arriva fino all'ombelico, letteralmente - sia maltrattata dal suo accompagnatore: e accade pure che per fortuna Tanzi si trovi lì e intervenga a suon di cazzotti mandando il tizio lungo disteso. Nella conversazione che segue Tanzi afferra la donna per un braccio e le dice: “Su, vieni”. Ma lei risponde: “No, è meglio che vai tu ora. Altrimenti quello lì stanotte mi ammazza”. La donna si riferisce ovviamente al suo accompagnatore, che Leonardo Tanzi ha mandato lungo disteso. Ma l'ex commissario non si scoraggia e replica, deciso: “Non sei obbligata ad andare con lui”. “E dove vado?”, domanda la tipa col vestitino rosa a fiori e la scollatura del vestitino che arriva, letteralmente, fino all'ombelico. “Io a Milano non ci torno. Dovrò pur dormire. Mangiare”. Ma: “Di fame non si muore. Usciamo adesso”, le risponde Tanzi esibendo una grave e clamorosa ignoranza di quanto accade nei Paesi in via di sviluppo. E, incredibilmente, la donna accetta di seguire un uomo che si dimostra così poco informato sui temi dell'economia globale. Ella conferma poi, qualche istante dopo, il suo essere estremamente disinibita passeggiando per il corridoio della pensione in cui Tanzi è alloggiato con indosso solo una camicia sbottonata di lui, e il pube in bella vista.
io sono tra quelli e sto bene
Che allora qualche sera fa in compagnia di un po' di amici abbiam deciso di trascorrere la serata guardando qualche film in dvd e più precisamente guardando le scene salienti di alcuni film poliziotteschi anni '70. Che allora Seia Montanelli, che non ne aveva mai visto uno, ha chiesto com'è che vengon chiamati poliziotteschi anziché, come sarebbe normale, polizieschi. Che la parola poliziotteschi sembra un po' una presa per i fondelli. Ebbene poi siccome Seia è una ragazza sveglia guardando un paio di quei film ha capito tutto da sé e ai suoi occhi è diventato chiaro e lampante che l'uso della parola poliziotteschi è più che mai adatto. Però siccome voi l'altra sera non c'eravate allora scrivo questo per darvi un'idea di com'erano questi film poliziotteschi anni '70. Casomai non ne abbiate mai visto uno o l'abbiate visto di sfuggita.



